Categorie
Approfondimenti Mensili

Il Mistero del Capitale

L’inarrestabile corsa del Capitalismo è una questione di formalità e non una questione di qualità.

Venti anni fa un economista peruviano fece una sorprendente osservazione. Le persone nei paesi poveri non sono così povere come sembrano. Molti di loro hanno beni, ma non possono provare che sono loro e non possono usarli come garanzie.

Hernando de Soto, così si chiama lo studioso sudamericano, aveva stimato che il valore delle terre possedute informalmente, case e altri beni, era un bestiale 9.300 miliardi di dollari nel 2000. Oggi ammonta circa a 11.300 miliardi di biglietti verdi.

L’ammontare equivale a più di 20 volte il totale degli investimenti esteri nei paesi sviluppati nei precedenti decenni.

La garanzia di avere una proprietà privata è un modo per l’emancipazione, per ottenere un prestito e per investire nella propria terra.

Lo sforzo collettivo per incrementare il capitale è un elemento centrale dell’ideologia borghese. Il Pianeta ha solo un 30% di terre formalmente riconosciute con un titolo. Il 22% dei paesi hanno mappato e registrato il territorio e solo il 4% degli africani lo hanno fatto.

La Banca Mondiale ha come obiettivo di assicurare al 70% della popolazione della Terra un titolo sulla loro proprietà entro il 2020.

La divisione della terra inglese è stata uno dei motori dello sviluppo del Capitale.

Occorrono circa 104 giorni in media per registrare la proprietà di un appezzamento nel sudest asiatico e 64 in America Latina contro i 24 giorni del club OCSE, i paesi più sviluppati e ricchi.

In India, i due terzi delle cause civili vengono risolte con una media di venti anni.

Capite che la differenza del mondo ricco e di quello povero è in parte racchiusa nel “capitale morto”. Comprare e possedere il maxi televisore del Kaiser ti aiuta solo a sentirti benestante, ma la realtà del capitalismo è fatta da due fattori: consumi + investimenti.

Quello che cerca di far capire de Soto è che il capitalismo non può esistere in un solo paese. E’ un pò come il dilemma che portò alla sconfitta del socialismo reale: Stalin promosse il comunismo in un solo paese contro il pensiero dell’universalità del socialismo.

La parte lasciata indietro nella dorata corsa al Capitale si sta organizzando lanciando numerose sfide come quella portata avanti dal Ruanda. Il piccolo paese africano ha suddiviso il territorio in parcelle del valore di 7 dollari grazie a economiche foto aeree.

Le resistenze politiche sono notevoli. Nell’Africa sub sahariana i possidenti sono maggiormente politici. Una stima globale ha certificato che tra i due e mezzo e i tre miliardi di persone vivono in terre comunali. In Malawi o in Zambia, la politica ha bloccate le riforme.

Cacciare il popolo nel sistema capitalistico è abbastanza semplice. Se non hai un pezzo di carta che testimonia che la baracca è la tua, l’espropriazione diventa un interesse pubblico e solo i ricchi si salvano.

De Soto sentenzia: Il Capitalismo dovrebbe essere per molti, non solo per i pochi. Disse il Petroliere!

Di Gianluca Pocceschi

scrittore, ricercatore indipendente e analista geopolitico. Nasce a Grosseto nel 1981. Negli anni accademici esplora l’Europa dalla Faculté des Lettres, Langues et Sciences Humaines di Angers. Si laurea in Relazioni Internazionali all’Università di Perugia e dopo studi sulla dissoluzione dell’ex Jugoslavia vola all’Ambasciata d’Italia a Belgrado.
Nei Balcani inizia a scrivere e dopo collaborazioni con testate online fonda geuropa.it
Frontiere senza nazioni è il suo esordio letterario.