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Geopolitica Europea

Gli ultimi del Centro – sinistra

Come la socialdemocrazia sopravvive in pochi angoli dell’Europa? In uno sparuto continente si fronteggiano due idee della Brahmin Left, la sinistra dell’alta società, unità solo nel bere thè, nella predilezione all’orgia di classe e nel nemico sempre brutto, sporco e cattivo.

La Banda dei socialdemocratici europei si assottiglia sempre di più rimanendo solo in alcuni angoli del Vecchio Continente. La penisola iberica e scandinava sono gli ultimi baluardi della ormai Brahmin Left, la sinistra dell’alta società, idealizzata da Thomas Piketty e ripresa nel suo celebre saggio Il Capitale del XXI secolo. Predilige una politica con pochi gas intestinali al sapore di rosa e molto Thè

I primi protagonisti sono Portogallo e Spagna uniti nel rigore scientifico dell’austerità europea. Le stelle gialle della fratellanza continentale, ormai dipinte sul petto rosso sangue rappreso dai vari piani finanziari lacrime e globuli, hanno trovato nuova luce.

Il debito comune promosso dal Recovery Fund nei 4 giorni di concitazione di luglio ha cambiato l’etichetta dell’Europa.

iberia

La morale del governo di minoranza di Antonio Costa, nella patria portoghese, ha guadagnato le cronache. Un successo basato sull’aumento del salario minimo, riduzione delle ore per i lavoratori pubblici e disciplina ferrea di bilancio. Quest’ultimo canale di celebrità non è stato proprio in linea con il sogno del socialismo, ma l’opinione pubblica è stata molto indulgente. Costa è stato anche uno strenuo oppositore della xenofobia dilagante.

Ha fatto eco a Lisbona il socialista Sanchez, un protervo di sfacciataggine. Il primo ministro spagnolo acceso oppositore di Podemos non ha resistito a farci un governo insieme: le tribù urbane ben educate unite alla massa lavoratrice e i ceti professionali. Un esperimento che Madrid può ben rivendicare con piccoli successi preceduti da grandi proclami.

I due leader iberici: Pedro Sanchez e Antonio Costa nella capitale del Regno: Bruxelles
scandinavia

Contro questi inebrianti leader del centro sinistra europeo stile Club Med abbiamo i loro compagni di partito finlandesi, svedesi e danesi. Tutti “nell’allegra macchina da guerra” del partito socialista europeo e tutti astiosi delle rispettive politiche.

Mette Frederiksen, primo ministro danese, è lontano anni luce nel nome e nei fatti dai tolleranti e indebitati capi dei governi iberici. Il primo ragionamento è sull’immigrazione. In Danimarca, nel 1980, solo l’1% non era Occidentale. Oggi un decimo della popolazione è “non occidentale”. I termini nella disputa sono tutto.

Le muse “intolleranti” di Finlandia e Danimarca, Sanna Marin e Mette Frederiksen. Sullo sfondo l’Eterna Frau Merkel.

“Extracomunitario” darebbe un senso di appartenenza troppo settario, mentre l’intraprendenza dell’Essere occidentale aumenta lo spazio geografico e la spiritualità. I “non benvenuti” sono da ricercare nella contrarietà dei valori e non nell’Essere dell’Unione Europea.

L’intransigenza di bilancio chiude la questua tra la penisola iberica  e lo Jutland e la scandinavia. I gemelli diversi uno di Copenaghen e l’altro di Lisbona non tollerano se stessi nelle faccende finanziarie. Formica e cicala costretti a vivere gomito a gomito nell’ormai decadenza di questo centro – sinistra troppo diviso per Essere Europeo.

Solo un bel Thè ci può salvare. Caldo che strizza i reni e fodera l’intestino per un Essere Occidentale sempre pronto perchè il corpo sogna sulla latrina. Insieme al Socialismo.

Di Gianluca Pocceschi

scrittore, ricercatore indipendente e analista geopolitico. Nasce a Grosseto nel 1981. Negli anni accademici esplora l’Europa dalla Faculté des Lettres, Langues et Sciences Humaines di Angers. Si laurea in Relazioni Internazionali all’Università di Perugia e dopo studi sulla dissoluzione dell’ex Jugoslavia vola all’Ambasciata d’Italia a Belgrado.
Nei Balcani inizia a scrivere e dopo collaborazioni con testate online fonda geuropa.it
Frontiere senza nazioni è il suo esordio letterario.