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Geopolitica Europea

Il salto dell’Europa nel dopo CoronaDebito?

Probabilmente alla fine dell’emergenza sanitaria alcune economie sfonderanno quota 150% del rapporto debito/PIL. Ingegnerie macroeconomiche tecniche dicono essere “NO BUONO” un simile approccio al futuro.

Ma il debito sovrano è sempre stato un affare tumultuoso per tutti. I britannici si ritrovarono con un debito del 140% dopo la prima guerra mondiale e per il decennio successivo attuarono un regime di austerity che portó Londra ad acquisire un surplus primario del 7% negli anni Venti per arrivare però al 1928 con un’economia stremata al di sotto del valore del 1918. La crisi del 1929 trovó pertanto un tessuto fertile e le risposte governative portarono il rapporto al 170% del PIL, al livello greco di oggigiorno.

La Germania sconfitta del primo dopoguerra subì l’iperinflazione più imponente della storia (successivamente la Repubblica Federativa di Jugoslavia negli anni ‘90 e lo Zimbabwe negli anni ‘2000, cercarono di contendere questo record) tanto che il suo debito registrato dopo la svalutazione arrivó al 129% del debito/PIL.

Nel 1933 quasi la metà del PIL globale era imparentato con qualche forma di default o ristrutturazione del debito.

Nel secondo dopo guerra con l’economia di pace si cercó di cambiare registro nel mondo Occidentale e tra 1945 e 1980 il tasso di interesse risultó negativo per la maggioranza dei paesi. Gli Stati Uniti buttarono giù la loro percentuale di 68 punti tra il ‘46 e il ‘61.

Nel 1970 quasi tutte le economie sviluppate avevano un rapporto debito/PIL del 25%.

Nel 1970 riparte la rumba con l’entrata prepotente del mercato finanziario e il debito fino al 1990 ricomincia a salire. I debiti di quegli anni e le contaminazioni con l’Occidente faranno anche cadere il Comunismo.

Poi arriva la crisi del 2007 e la media globale debito/PIL passa dal 57% al 91%.

Adesso è arrivato il Coronavirus: un nuovo salto.

Di Gianluca Pocceschi

Sono un laureato in Relazioni Internazionali con passaporto europeo e profondamente europeista. La mie passioni sono i libri per la scuola, la porta da calcio e la geopolitica. Scrivo per distruggere le banalità sull'Europa.