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Approfondimenti Mensili Elezioni Europee 2019

Voto senza Frontiere

Uno studio rivela un cambiamento di pensiero secondo il cui “‘l’Unione Europea non è più un qualcosa di garantito” e il cittadino europeo è impaurito per questo e pronto a lottare per difendere l’unità.

Le prossime elezioni europee mostreranno il vero interesse che i cittadini del continente avrebbero dovuto dimostrare sin dalla sua prima consultazione per la formazione del primo Parlamento nel 1979.

Da allora l’affluenza è sempre diminuita toccando il fondo nell’elezione del 2009; una bassa considerazione che è parzialmente rinata con la possibilità di scegliere il candidato per la Commissione Europea, l’organo esecutivo dell’Unione, tramite il controllo dalla maggioranza del Parlamento che avrà l’onore di indicare il presidente.

Il rinnovato interesse è stato certificato da tre studiosi Ivan Krastev, Mark Leonard e Susi Dennison del Consiglio Europeo sulle Relazioni Internazionali che con il report “Contro mobilitazione per un voto pro – europeo” individuano nel prossimo appuntamento elettorale la risposta al dilagante populismo.

Il dibattito si infiamma sul futuro dell’istituzione e i dati lo dimostrano; l’Eurobarometro sul voto ha riportato che il 41% degli intervistati la scorsa estate erano a conoscenza di quando si sarebbero tenute le elezioni contro il 34% delle consultazioni precedenti nello stesso periodo. Nel mese di settembre la soglia si spostava al 51%, una percentuale che veniva riscontrata appena un mese prima del voto del maggio 2014.

La causa di questa particolare attenzione secondo Krastev, Leonard e Dennison è un cambiamento di pensiero secondo il cui “‘l’Unione Europea non è più un qualcosa di garantito”, ma è un qualcosa che potrebbe divenire molto precario al punto da metterlo in discussione con un cambiamento di rotta percepito come molto pericoloso per la maggior parte dei cittadini europei.

Trump, Brexit e l’avanzare della minaccia economica cinese hanno mostrato una preoccupazione molto più alta dell’ondata migratoria che ha lanciato il populismo destroide degli ultimi tempi. Un voto senza frontiere che vede realmente protagonista la percezione dell’essere europeo di fronte alle forze volte alla sua disgregazione: lottare per rimanere uniti e cambiare semmai all’interno con una rinnovata e più forte integrazione.

“Sarà sempre su base nazionale che arriveranno le scelte, ma saranno influenzate dal dibattito europeo” , continuano i tre studiosi; una sorta di prova per una politica europea che, seppur lentamente, sta diventando più europea.

Di Gianluca Pocceschi

scrittore, ricercatore indipendente e analista geopolitico. Nasce a Grosseto nel 1981. Negli anni accademici esplora l’Europa dalla Faculté des Lettres, Langues et Sciences Humaines di Angers. Si laurea in Relazioni Internazionali all’Università di Perugia e dopo studi sulla dissoluzione dell’ex Jugoslavia vola all’Ambasciata d’Italia a Belgrado.
Nei Balcani inizia a scrivere e dopo collaborazioni con testate online fonda geuropa.it
Frontiere senza nazioni è il suo esordio letterario.