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Nell’Inferno del Trasporto Marittimo, la vera Mano Invisibile del Benessere

L’industria dei trasporti marittimi è responsabile del “90% di tutto”. I suoi un milione e mezzo di lavoratori sono la linfa del Pianeta. Non importa che tu sia minimalista o massimalista, hai bisogno di loro. Con la Pandemia sono bloccati in mare da mesi. Cosa succederà al Pianeta schiavo del consumo?

C’è un dramma che si sta consumando nei mari di tutto il mondo. E’ l’inferno del trasporto marittimo.
L’industria dei trasporti marittimi è responsabile del “90% di tutto”. I suoi un milione e mezzo di lavoratori sono la linfa del Pianeta. Non importa che tu sia minimalista o massimalista, hai bisogno di loro. Con la Pandemia sono bloccati in mare da mesi. Il Pianeta schiavo del consumo sta intrucendo nuovamente la schiavitù nella marina mercantile.
Il Pianeta fagocita. Il primo pensiero dell’europeo, africano o asiatico è mettere qualcosa sotto i denti. Il dramma numero uno della Terra nei passati mesi di lockdown era costituito dagli approvvigionamenti alimentari.
In tempi europei normali, verso cui stiamo volgendo gli sguardi e dove proiettiamo i desideri, la nostra fonte di linfa diventa però il Superfluo. “Niente è più utile del superfluo” insegnava Oscar Wilde identificando l’essenza del Capitalismo.
Essenziale e non Essenziale vanno a braccetto quando si parla di approvvigionamenti.
Mentre leggete almeno 60.000 navi da trasporto merci solcano i mari per portare IPhone dalla Cina, vestiti dal Bangladesh, carne dall’Argentina, petrolio dal Golfo persico e molto, molto altro ancora.
L’affresco su tempera del mondo colorato dai cargo fotografato in tempo reale.
L’industria dei trasporti marittimi è responsabile del “90% di tutto”. Everything!
I suoi un milione e mezzo di lavoratori sono la linfa del Pianeta. Non importa che tu sia minimalista o massimalista, hai bisogno di loro.
il baratro del covid
Quant’è profondo il baratro in cui è precipitato il mondo a causa delle politiche di lotta contro il covid – 19 se i marinai del settore commerciale sono ridotti a supplicare per ottenere almeno i diritti di cui godono le merci: quello di essere imbarcate e sbarcate?
Nell’ottobre 2020, oltre 800.000 marittimi degli 1,7 milioni milioni totali delle marina mercantile, erano bloccati a bordo, con il divieto di scendere. I restanti erano bloccati a terra con il divieto di salire.
Le rotte marittime globali come lampi solcano gli oceani per approvvigionare l’avidità del Pianeta
Quest’ultimi, in mancanza di un contratto, e quindi di uno stipendio, sono condannati alla miseria. Per gli altri sempre in mare, l’inferno si protrae all’infinito.
Tutto è iniziato a marzo, quando il blocco dell’economia asiatica, e poi mondiale, ha impedito la sostituzione degli equipaggi e ristretto l’orizzonte dei marinai agli spartani alloggi. Mentre a terra una parte delle popolazioni in lockdown ordinava freneticamente su Amazon vogatori e tappetini da yoga, i marinai si davano da fare per consegnare queste ancore di salvezza fabbricate in Asia.

Nel corso di un mese qualunque, centomila naviganti scendono sulla banchina, e altrettanti li sostituiscono. Hong Kong, Singapore o Filippine sono gli snodi cruciali di queste turnazioni.
Ma, tra chiusure dei porti e delle frontiere, la cancellazione dei voli da parte delle linee aeree, il divieto di sbarcare, le misure di quarantena, le complesse formalità amministrative tutto diventa complicatissimo. Da marzo, solo un quarto degli equipaggi è stato sostituito.
Teoricamente, la convenzione del lavoro marittimo del 2006 limita la durata massima d’imbarco a undici mesi.
Migliaia di marinai bloccati da primavera sono a bordo da un anno e mezzo.

chi denuncia non lavorerÀ piÙ
Chi denuncia alle autorità le condizioni di stress fisico e psicologico e le condizioni disumane in cui lavorano non navigherà mai più: il suo datore di lavoro inserirà il suo nome nella lista nera.
Per obbligare gli armatori a rimpatriare il personale, gli ispettori del controllo dello Stato di approdo sono autorizzati a bloccare le navi in infrazione.
Ma gli stati hanno scelto le loro priorità, la fluidità dei flussi degli scambi commerciali, anche a costo di ripristinare la schiavitù nella marina militare.
La piramide del commercio planetaria , con la punta rivolta verso il basso , si basa su alcune centinaia di migliaia di lavoratori, filippini, indonesiani, cinesi, russi, ucraini, allo stremo delle forze. Hanno paura.
Sono loro la vera mano invisibile.
Foto Andrew Leu via unsplash

Di Gianluca Pocceschi

scrittore, ricercatore indipendente e analista geopolitico. Nasce a Grosseto nel 1981. Negli anni accademici esplora l’Europa dalla Faculté des Lettres, Langues et Sciences Humaines di Angers. Si laurea in Relazioni Internazionali all’Università di Perugia e dopo studi sulla dissoluzione dell’ex Jugoslavia vola all’Ambasciata d’Italia a Belgrado.
Nei Balcani inizia a scrivere e dopo collaborazioni con testate online fonda geuropa.it
Frontiere senza nazioni è il suo esordio letterario.