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Geopolitica Europea

La Grecia e i Sicari della BCE

Come farai a convincerlo? Gli farò una proposta che non potrà rifiutare. Sembra che Mario Draghi, presidente della Banca Centrale Europea (BCE), il 4 febbraio del 2015 abbia detto queste parole prima di incontrare gli emissari di Syriza e il ministro delle Finanze Varoufakis dello Stato debitore Grecia.

Dieci giorni erano passati dalla vittoria delle elezioni e nonostante il capo dell’economia greca abbiano giudicato il colloquio con il suo acerrimo nemico “fruttuoso” , in natura esistano frutti dolci e amari.

Decisamente della seconda specie fu quello servito dal consiglio governativo della BCE. Il dispositivo che divenne operativo l’11 febbraio di quell’anno fu un chiaro messaggio al nuovo governo greco.

Quando le banche demandano i prestiti alla BCE devono presentare idonee garanzie. Il risultato della decisione del direttivo di Francoforte proibii alle banche elleniche di presentare come garanzia l’acquisto dei bond emessi dal governo greco. Tradotto in parole spicciole, non avrebbero permesso più che le banche nazionali finanziassero lo Stato greco.

La possibilità data alle banche greche di tenere in vita lo Stato nazionale fino a quel momento, nonostante i titoli greci fossero considerati “spazzatura”, era stata concessa dalla BCE come una sorta di complicità con l’addomesticato governo greco di Papandreu prima e di Samaras poi.

Il governo Syriza era antipatico, ostico e poco incline ai compromessi. Doveva essere abbattuto oppure ricattato anche al costo di trascinare con se tutti gli Dei dell’Olimpo.

Il dispositivo contro i titoli di Stato ellenici era il primo proiettile, ma non bastò. La BCE presentò poco dopo unl’altra offerta.

Già provate da anni di crisi, le banche greche stavano subendo il fuggi fuggi generale di conti correnti dovuto all’ipotesi che si era rivelata tesi della presa del potere da parte del partito della sinistra estrema Syriza.

L’incertezza causata dalle elezioni e dal cambio di governo  aveva propiziato una grande fuoriuscita di depositi di 4,4 miliardi a dicembre 2014 e più del doppio nel gennaio 2015.

A breve le banche greche avrebbero bisogno di liquidità e diventò fondamentale accedere al programma Emergency Liquidity Assistance (ELA). Questa forma di assistenza agli istituti finanziari nazionali veniva concessa dalla BCE sulla base della richiesta inoltrata dalle banche centrali di ogni singolo paese.

La BCE dopo un’attenta analisi delle condizioni economiche e politiche pteva o non poteva dare il benestare all’aiuto. Non fu difficile indovinare cosa decise la Banca Centrale Europea.

Due precedenti che entrambi avrebbero dovuto preoccupare Varoufakis, Tsipras e la cricca governativa. Nel 2013 la BCE annunciava che avrebbe stoppato l’estensione dell’ELA alle banche cipriote a meno che il governo di Cipro fosse entrato nel programma di salvataggio per garantire la sua solvenza.

La misura forzò in maniera determinante il governo di Nicosia ad acconsentire al controverso programma di salvataggio. Anche l’Irlanda cedette al ricatto nel 2010 con le stesse condizioni dei ciprioti.

I figli della Troika greci non potevano abbandonare la famiglia. Sarebbe stato un affronto e un cattivo esempio. La Commissione Europea e il Fondo Monetario mandarono il sicario BCE a fare la migliore offerta.

Fu difficile rifiutare. Tsipras & co erano avvertiti. Nel frattempo, 5 banche greche furono declassate dalle maggiori agenzie di rating e lo spread ellenico volò a più di 1.000 punti piazzando un tasso sui titoli decennali al 9,50%.

I primi proiettili andarono a segno…

Di Gianluca Pocceschi

Sono un laureato in Relazioni Internazionali con passaporto europeo e profondamente europeista. La mie passioni sono i libri per la scuola, la porta da calcio e la geopolitica. Scrivo per distruggere le banalità sull'Europa.