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Geopolitica Europea

Ingorgo Karabakh

Trent’anni e 30.000 morti. Azerbaijan e Armenia ritentano la via della guerra. Forse tutto era più semplice quando erano entrambi sotto l’Impero Ottomano, Russia Zarista o Unione Sovietica.

Vivere in un impero o unione senza confini ha i suoi vantaggi e svantaggi. Puoi gioire dei commerci senza frontiere o dell’appartenenza a un grande corpo statale.
Se poi sei sovietico anche a una certa idea sociale ed economica. Sei peró represso nelle tue aspirazioni nazionali e irredente. La tua identità è liquida e friabile e un po’ schizofrenica, ma potresti conviverci. Forse sarai vessato come corpo minore in un grande magma incandescente, ma vuoi mettere stare da soli in questo mondo!
Certo, passare dall’Impero Ottomano all’Impero Russo o Unione Sovietica, per la nazione azera e armena non ha costituito dispute irredente. Quest’ultimi hanno subito anche un genocidio, considerato tale anche dal Congresso degli Stati Uniti, da parte dei Turchi nel 1918, coloro che al tempo erano padroni a metà di quella parte del Caucaso.
Il crollo dell’Impero Ottomano ha consegnato l’Azerbaijan e l’Armenia al Socialismo reale sovietico. 70 anni, poi
la fine dell’Impero del Male, per dirla alla Reagan ha costituito un “male” ancor più profondo per queste due entità nazionali avviate all’indipendenza.
L’Azerbaijan, paese turcofono a maggioranza islamica sciita, reclama il ritorno sotto il suo totale controllo della regione dell’alto Karabakh che è abitata da una maggioranza d’armeni cristiani.
Dov’è il Nagorno Karabakh?
l’ingorgo
Dal 1991 la situazione è complessa in questa regione montuosa di 8.443 chilometri quadrati. Controffensive e aggressioni si susseguono ormai da trent’anni e hanno fatto 30.000 morti. La comunità internazionale non ha mai riconosciuto la secessione sostanziale della regione azera a maggioranza armena.
Il ministro della difesa armeno ha dichiarato che i separatisti hanno distrutto 49 droni, 4 elicotteri, 80 carri armati, un aereo e 82 veicoli militari azeri in due giorni di combattimenti e ha assicurato che hanno inflitto importanti perdite umane al nemico.
Il bilancio ufficiale parla di 98 morti di cui 14 civili: dieci azeri e 4 armeni. Ma i due campi affermano di aver ucciso centinaia di nemici.
Possiamo ben dire che è in atto un altro capitolo della saga nonostante il COVID.

Di Gianluca Pocceschi

Sono un laureato in Relazioni Internazionali con passaporto europeo e profondamente europeista. La mie passioni sono i libri per la scuola, la porta da calcio e la geopolitica. Scrivo per distruggere le banalità sull'Europa.