Categorie
Geopolitica Europea

Il Donbass è come il Kosovo? Tra Russia e Ucraina irrompono le bombe NATO

Sento retorica, ma anche raccapricciante atlantismo sul dramma Jugoslavo. Paragoniamo il Donbass al Kosovo. Può avere un senso?

Sento retorica, ma anche raccapricciante atlantismo sul dramma Jugoslavo. Paragoniamo il Donbass al Kosovo. Può avere un senso?

Spieghiamolo!

Jug significa “sud” e ho dedicato un intero capitolo del mio libro al concetto di patria degli “slavi del sud”. Il più grande esperimento nazionale del Novecento è la Jugoslavia.

Essere di Sarajevo, Zagabria, Belgrado, Titograd, Pristina o Skopje voleva dire avere il passaporto più ambito al mondo: una sorta di lasciapassare dentro e fuori la Cortina di ferro. Un corteggiamento continuo che è arrivato all’estrema sintesi del finanziamento delle autonomie nazionali.

il ruolo dei balcani

I Balcani erano stati progettati per essere una zona cuscinetto. L’idea venne alla fine della prima guerra mondiale per creare un corpo contundente all’eventuale rinascita dell’Impero Asburgico.

Il Danubio e la Sava sono due fiumi che si incontrano a Belgrado. Da una sponda della Sava si erge la fortezza di Kalemegdan mentre dall’altro lato in lontananza è possibile scorgere il quartiere elegante di Zemun, profondamente austriaco.

Il confine secolare – L’affaccio sul Danubio e la Sava

Tra le due sponde del fiume per secoli vi è era un confine. Allo scoppio della Grande Guerra, in soccorso della Serbia, responsabile dell’assassinio dell’Arciduca Francesco Ferdinando per mano di Gravilo Princip, esponente del gruppo irredentista Mano Nera, venne la Francia.

Il vaso traboccò. L’esplosione violenta coinvolse molteplici attori e divenne un conflitto planetario. Al termine venne creato dai vincitori il Regno dei Serbi, Croati e Sloveni. La chiamarono fratellanza jugoslava. In realtà era un esperimento nazionale.

Dopo il secondo conflitto mondiale la Jugoslavia sopravvisse come unica patria accomunata da una ideologia: il socialismo.

Questo aspetto è stato ampiamente dibattuto nel mio libro a cui vi lascio la lettura.

Ciò che interessa oggi è il caso del Kosovo. Nella costituzione socialista jugoslava del 1974, il Kosovo (un territorio grande come l’Abruzzo) era una regione autonoma della Repubblica socialista jugoslava di Serbia.

La Fratellanza Titina
l’intervento nato nella ex jugoslavia

Uno status che mantenne anche dopo l’illegittima No fly zone Nato del 1999. Parlo di intervento militare illegittimo perchè nessuna risoluzione delle Nazioni Unite ha avallato questa scelta bellica. E’ stato una missione unilaterale aerea perpetrata per 55 giorni senza autorizzazione del Consiglio di Sicurezza. Le ostilità cessarono il 9 giugno del 1999 e il giorno successivo la risoluzione delle Nazioni Unite 1244 decretava il dispiegamento di una forza di mantenimento della pace.

Tale missione di peacekeeping si configurava all’interno del territorio serbo perchè il Kosovo rimaneva una provincia autonoma di Belgrado ossia della Repubblica federativa di Jugoslavia.

le ragioni del conflitto

Nel Kosovo ci sono tantissimi monasteri ortodossi serbi. La battaglia di Kosovo Poljie del 1389 e persa dal Principe Lazar è per molti la radice del popolo serbo. Una disgrazia che accomuna la storia e la nascita della nazione. Insomma questa provincia autonoma è importante per diversi motivi religiosi e nazionalistici.

Tuttavia in Kosovo non vivono solo serbi, ma anche albanesi che dalla fine degli anni Trenta del Novecento vivono stabilmente che hanno creato famiglie numerose. La demografia della regione cambia alla fine del secolo gli albanesi sono il 90% della popolazione.

Lo smembramento della Jugoslavia porta all’irredentismo della provincia autonoma. Croati, sloveni, macedoni e bosniaci diventano in qualche forma indipendenti anche attraverso conflitti. L’attrito culturale e di sovranità sul territorio certifica che i kosovari non vogliono essere più amministrati dalla minoranza serba, ma i serbi non vogliono concedere più autonomia per ragioni storiche e culturali.

Il fuoco diventa insostenibile e il revanscismo serbo viene per l’ultima volta placato a colpi di bombe anche se questa volta il Kosovo non è una repubblica socialista jugoslava, ma solo una provincia autonoma.

Per i paesi NATO sono in atto crimini contro l’umanità. Il 24 marzo del 1999 parte l’intervento NATO nella Jugoslavia di Milosevic.

l’indipendenza unilaterale del kosovo

Nel 2008, contravvenendo alla risoluzione 1244 che pose fine alla guerra del 1999, il Kosovo tramite un referendum illegittimo dichiara unilateralmente l’indipendenza.

Il Pianeta si spacca e ad oggi circa la metà dei paesi del mondo lo riconosce come entità statale indipendente mentre per l’altra metà compresi 5 stati europei (Grecia, Spagna, Romania, Cipro e Slovacchia), il Kosovo è sempre una provincia autonoma della Serbia.

il paragone con il donbass

Molti hanno scritto che il Kosovo non è il Donbass. Altri hanno scritto che ci sono delle similitudini.

Il Donbass come la Crimea hanno la maggioranza della popolazione russa. In questo aspetto possiamo paragonarlo al Kosovo. La vicenda del Kosovo però avviene dopo una dissoluzione di una entità statale ossia della Jugoslavia.

Le varie anime della ex patria degli Slavi del Sud con differenti approcci sono arrivati all’indipendenza. Il Kosovo per molti è l’ultimo atto. Quello pacificatore seppur viziato dall’intervento Nato che ricordiamolo è avvenuto anche in Bosnia contro le postazioni serbe nella regione.

Il paragone con il Donbass lo possiamo vedere nell’ottica più grande ossia focalizzandoci sull’occupazione militare russa.

I militari russi sono presenti da dopo la fine dell’URSS (1991) in Transnistria, regione della Moldavia, di fatto sottraendola alla sovranità statale; sono presenti in Akbazia e Ossezia del Sud, due province prese con la guerra del 2008 contro le Georgia di cui ancora per il mondo fanno parte. Il Donbass e la Crimea sono/erano altra punta della presenza militare russa in Ucraina. L’intervento in Kazakistan di questo inverno per salvaguardare il governo filo russo e poi dalla fine 2020 la presenza nel Caucaso nella regione contesa del Nagorno Karabakh tra Azerbaijan e Armenia certificano il trend di ritorno “in presenza” nell’ex impero sovietico.

Il Kosovo era una territorio serbo a maggioranza albanese a cui è stata riconosciuta l’indipendenza da una parte di mondo. Il Donbass è un territorio ucraino a maggioranza russa a cui non è stata riconosciuta l’indipendenza da parte del mondo tranne che dalla Russia.

Dove la differenza?

Nel Mondo! Se non vieni riconosciuto non esisti come Stato. Questa è la regola per il diritto internazionale affinchè uno Stato possa esistere. Affiancata a questa c’è l’effettiva sovranità. Devono sussistere entrambe.

 

Di Gianluca Pocceschi

scrittore, ricercatore indipendente e analista geopolitico. Nasce a Grosseto nel 1981. Negli anni accademici esplora l’Europa dalla Faculté des Lettres, Langues et Sciences Humaines di Angers. Si laurea in Relazioni Internazionali all’Università di Perugia e dopo studi sulla dissoluzione dell’ex Jugoslavia vola all’Ambasciata d’Italia a Belgrado.
Nei Balcani inizia a scrivere e dopo collaborazioni con testate online fonda geuropa.it
Frontiere senza nazioni è il suo esordio letterario.