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Brexit

Lady Diana presenta: cosa succede con la Brexit?

L’emotività, l’anti – elitismo, la regina di cuori delle persone, Cool Britannia e gli argomenti come il patriottismo e il risentimento invece che i calcoli sui flussi commerciali, sono una moda “del cuore contro la testa” lanciata qualche decennio fa che è maturata e potrebbe costare cara ai sudditi di Sua Maestà.

Sono giorni decisivi per la Brexit. Potrebbe trasformarsi in un immenso parcheggio la contea del Kent in caso di NO DEAL: migliaia di camion ammassati al tunnel di Dover fino a strabordare nell’intera contea a causa dei sopraggiunti controlli.

La BREXIT ha un mandante remoto: il populismo della Principessa Diana. Il sua astro splendente trova nuova luce nella serie Netflix: the Crown. Ma quanto ha inciso Lady Di sulla storia britannica e non solo?

La Principessa Diana

Il genio della principessa Diana fu quello di mixare due profonde forze della politica moderna: emozione e anti – elitismo, dentro a un potente cocktail populista. Lei è stata uno dei moderni maestri della politica delle emozioni, sentire il dolore delle persone proprio come loro sentivano il suo.

Nel 1995 quando Martin Bashir intervista Diana alla BBC, le sue parole sono un master di “manipolazione” emotiva. In un passo cruciale dell’intervista ha riconosciuto che non sarebbe mai stata regina ma sperava che sarebbe stata almeno la regina di cuori delle persone.

E’ l’atto di nascita della leggenda della principessa contro il potere: la principessa delle persone per usare un’espressione di Tony Blair, il primo ministro britannico del tempo.

Tony Blair, primo ministro britannico dal 2 maggio 1997 al 27 giugno 2007

Patrocinava enti caritatevoli, aiutava i marginalizzati come i pazienti affetti da HIV, manteneva i rapporti con celebrità e popstars invece che con il mondo di cera dei reali. Al suo funerale piuttosto che un inno storico ha suonato Elton John.

Dalla sua morte, il suo populismo “emozionale” ha pervaso la politica. Lady Di, come viene universalmente conosciuta, ha fatto proselitismo.

Tony Blair ha presentato se stesso come il primo ministro del popolo. Ha promosso il suo slogan “Cool Britannia” circondandato da popstars e ha sollecitato il suo staff a chiamarlo semplicemente “Tony”. Il successivo capo del governo britannico, il conservatore David Cameron, ha fatto eco a Tony chiedendo di chiamarlo Dave.

Hashtag: compassione e informalità.

Il populismo delle emozioni ha raggiunto il suo massimo splendore con la Brexit quasi venti anni dopo la morte di Lady Di.

I Brexiteers, i sostenitori dell’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea, hanno fatto appello ai cuori piuttosto che alla testa. Per vincere hanno utilizzato argomenti come il patriottismo e il risentimento invece che i calcoli sui flussi commerciali.

I Brexiteers, sono riusciti a sconfiggere l’establishment nella stessa maniera in cui la principessa Diana aveva fatto, affermando di rappresentare l’emozione piuttosto che la ragione e le persone piuttosto che l’élite.

In tutto questo si inserisce Boris Johnson che entro domenica dovrà negoziare l’accordo con Unione Europea. Un eventuale NO DEAL – nessun accordo – potrebbe portare a una frontiera vera e propria tra Calais e Dover. Il tunnel della Manica si bloccherebbe per i controlli e il post pandemia potrebbe far vivere l’incubo di un gigante parcheggio sparso in tutta la contea del Kent.

La contea del Kent: area: 3.736 km² di possibile parcheggio

Un’emozione veramente unica …

Grazie Lady Di

Foto copertina Annie Spratt via unsplash.com

Di Gianluca Pocceschi

scrittore, ricercatore indipendente e analista geopolitico. Nasce a Grosseto nel 1981. Negli anni accademici esplora l’Europa dalla Faculté des Lettres, Langues et Sciences Humaines di Angers. Si laurea in Relazioni Internazionali all’Università di Perugia e dopo studi sulla dissoluzione dell’ex Jugoslavia vola all’Ambasciata d’Italia a Belgrado.
Nei Balcani inizia a scrivere e dopo collaborazioni con testate online fonda geuropa.it
Frontiere senza nazioni è il suo esordio letterario.